20/01/13

One step ahead

Umore: 9+ Stabile
Pensiero Fisso: Sono pronto a tutto
Fonte di ispirazione: Una passeggiata, da solo, sotto la pioggia
Sto ascoltando: Linkin Park - One Step Closer


Da un giorno all'altro, e senza un motivo per preciso, sento di aver smesso di esercitare l'attività che nel complesso mi occupava di più la mente: dare un senso al mio quotidiano.

E' bellissimo riuscire a staccare anche solo un attimo da quello che la collettività si aspetta da te, quella che, come se fosse per una legge naturale e immodificabile, detta la sequenza naturale della vita di un individuo, riducendola soltanto a nascita, gioco, studio, lavoro, matrimonio, riproduzione, attesa della pensione, attesa dell’inizio di un nuovo identico ciclo nei figli, morte.

Spesso, la difficoltà di un individuo a sottostare al conformismo è dettato in parte anche dall’assunzione da parte nostra, a livello più o meno inconscio, di modelli superati. E credo che nella cultura delle persone con le quali sono cresciuto sia un fondamentale retaggio culturale, e nello specifico, derivato da una ideologia cattolica che impone la visione della vita come un dono da accettare solo così com’è. E invece la vita è un insieme infinito di scelte: il singolo decide per sè stesso che cosa è bene o meno per lui, quale percorso prendere e, idealmente, le persone a lui legate dovrebbero mantenere immutato amore e stima proprio per questa sua volontà.

Purtroppo nel pensiero comune si tende a definire migliore un soggetto che aderisce ad uno schema consolidato, rimasto invariato nel corso dei secoli. Per fortuna però, la storia ci insegna che c'è sempre qualcuno che riesce a portare avanti l'idea di una rivoluzione culturale, nonostante il prezzo da pagare sia quasi sempre quello dell’emarginazione e della stigmatizzazione sociale, solo per essere "emancipato". Oggi un omosessuale è considerato, almeno per la maggior parte delle persone, un individuo normale. Questo è stato possibile perché qualcuno ha deciso di rompere le pareti di una prassi vecchia centinaia di anni, ha deciso di essere "diverso” e si è posto una domanda di senso sulla sua esistenza, non accettando passivamente la vita come un pacchetto vacanze già prenotato e senza possibilità di rimborso.

Sono fermamente convinto che valori come il dovere nei confronti degli altri, la posizione sociale, e il conseguimento degli obiettivi dettati dalla prassi dovrebbero essere sostituiti dalla ricerca della realizzazione individuale secondo inclinazione. La ricerca della felicità individuale quindi, dovrebbe passare innanzi tutto dall’emancipazione dal pensiero comune e dall'evoluzione di quello personale. Ma a volte occorre il sacrificio della solitudine.

14/01/13

In previsione di vedere l'acqua girare al contrario

Umore: 10+ Entusiasta come non mai
Pensiero Fisso: La mia nuova vita a Sydney
Fonte di ispirazione: Cloud Atlas
Sto ascoltando: Anastacia - Everything Burns


 Il ventiquattro dicembre dell'anno scorso, dopo mesi di riflessioni, presi una decisione importante che porterà nella mia vita importanti cambiamenti: ho deciso di trasferirmi a Sydney, nel New South Walles. Fino a qualche mese fa, l'idea di riuscire a realizzare questo sogno era così lontana e irrealizzabile che ogni volta che ci pensavo dovevo archiviare la cosa con un velo di concretezza...questa Australia sembrava così lontana!

Per anni ho visto i miei amici partire, ed ho potuto sognare questo tipo di esperienze solo attraverso i loro occhi, le loro foto, i loro racconti, e non mi vergogno a dire che una delle reazioni predominanti a questo tipo di notizie era sicuramente tanta invidia e, a volte, rassegnazione.

Decidevo di stare con i piedi per terra e di continuare a vivere la mia realtà, la quale non posso certo dire che sia brutta, anzi, soprattutto questo duemiladodici è riuscito a darmi tantissimo in quanto ad emozioni, persone, esperienze. Ma quante realtà esistono? E quanto sono diverse l’una dall’altra? Le risposte sono sicuramente: molteplici realtà, tutte completamente diverse. Ed io mi sono sempre imposto di volerne vivere il più possibile.

Chiaramente il viaggio fisico è sempre accompagnato dal viaggio mentale, quello vero, che vivi nella tua mente. Mi riferisco a quello che viene comunemente chiarato "Culture Shock", la sensazione che un individuo avverte quando sperimenta uno stile di vita non conforme alle proprie attitudini, in un ambiente sociale e culturale completamente differente.

Si inizia quasi sempre con "La luna di miele": quando le differenze con il nuovo ambiente sono viste in una luce, per così dire, romantica. Nelle prime settimane tutto ci sembra bellissimo, adoriamo il cibo, le persone, lo stile di vita.

Segue la "negoziazione": Dopo pochi mesi le differenze cultrali diventano evidenti e generano ansia.  L'eccitazione dei primi periodi, comincia a lasciare spazio a sensazioni non molto piacevoli di frustazione e rabbia, e man mano che si accumulano esperienze che vengono avvertite come strane e offensive verso la propria attitudine culturale. La barriera linguistica e la pressione sulle nostre capacità di comunicazione inizia a farsi sentire, anche per chi conosce bene la lingua del paese dove va, ci si rende conto di non riuscire spesso ad esprimersi secondo le potenzialità con le quali riusciamo a farlo in madrelingua. Le differenze nell'igiene, la viabilità, l'accessibilità e la qualità al cibo locale potrebbero innestare un senso di disconnessione dal nuovo ambiente.

La fase successiva è l' "Aggiustamento": nuovamente, dopo la fase di negoziazione, ci si abitua alla nuova cultura e si mette a punto la propria routine. Si sa cosa aspettarsi, il paese che ci ospita non ci sembra più una novità e le cose ci appaiono normali. Affiniamo le nostre tattiche di problem solving e cominciamo ad accettare la nuova cultura con un'attittudine positiva. Le cose iniziano ad avere senso e le nostre reazioni negative si riducono.

Arriva infine la fase di "Controllo": finalmente si diventa capaci di sfruttare al massimo delle capacità le potenzialità che il paese ospitante ci offre. Non significa per forza perdere la nostra identità, ma semplicemente di avere finalmente le idee chiare sul fatto che il nostro viaggio sia da considerarsi un nuovo punto di partenza, o il punto di arrivo.

A questo punto certe persone trovano impossibile accettare la nuova cultura ed integrarsi. Si isolano dall'ambiente culturale ospite, che percepiscono come ostile, e vedono il ritorno al proprio ambiente come la sola via d'uscita. Altre perdono la propria identità culturale e prendono parte completamente alla nuova cultura. Questo genere di individui generalmente rimane nel nuovo paese da "adottato".

Altre persone adottano gli aspetti della cultura che ritengono positivi, mantenendo comunque i propri valori e formando il loro personale unico mix. queste persone sono dette cosmopolite.

Paradossalmente strano è anche il concetto di "Reverse culture shock": quando una volta giunti a casa, nel caso in cui il nostro viaggio si sia rivelato un'esperienza pisitiva, proviamo difficoltà fisiche ed emotive ad aggiustarci alla nostra cultura, nonchè la sensazione di soffocamento.

Chissà quale sarà il mio destino. A venti giorni dalla partenza, e da quando ho preso questa decisione, il sentimento predominante è soltanto una impressionante e paradossale sensazione di tranquillità. Come se tutto questo sia solo la naturale evoluzione della mia vita, l'unica strada percorribile, l'unica che voglio. Al momento, sinceramente, sento solo il morboso bisogno di atterrare in New South Wales.

6/12/12

Too busy to fuck, too young to die

Umore: 9+ Stabile 
Pensiero Fisso: Spese fatte oggi.. Troppe!
Fonte di ispirazione: Virgin Active, la mia pace dei sensi :-)
Sto ascoltando: David Guetta - Memories

A volte mi sento masochista. Il fatto di sentire il bisogno di fissare nero su bianco le proprie sofferenze, i propri errori, e tutto ciò che c'è di sbagliato in me, per poi rileggerli in momenti successivi infatti, è un cannibalismo mentale nei confronti di me stesso.

E non finisce qui. Mi faccio prendere dai sensi di colpa perchè scrivo tropo poco, mi riprometto sempre di fare di più, di scrivere più dell'anno precedente, mentre mi ritrovo a non rispettare mai l'obiettivo. Ultimamente poi, mi ritrovo completamente assorbito dalla mia vita, che trovare le energie di fissare sulla tastiera certi concetti risulta assai dura. Questa sera però son qui perchè mi sentivo costretto dalla mia coscienza, perchè sento il bisogno di scrivere qualcosa che rileggerò in futuro e mi ricorderà esattamente le sensazioni che provo in questo momento (come il 90% delle volte che scrivo un post).

Oggetti di tante riflessioni continuano ad essere le persone che mi stanno intorno, le quali caratteristiche di esse mi risultano talmente incomprensibili da lasciarmi sempre più spesso senza parole. Ultimamente mi guardo intorno e non trovo più una briciola di comprensione. Per fortuna, son sicuro che è solo questione temporale perchè tutto torni nella norma.

5/11/12

Chiunque tu vuoi che io sia

Umore: 9+ Stabile
Pensiero Fisso: Prossimo weekend diviso tra nerd, politici, e checche
Fonte di ispirazione: Il mio cinismo, che impone di sfogare il romanticismo ;-)
Sto ascoltando: James Blunt - 1973

Sono arrivato alla conclusione che l'unico scopo di una vita sia di essere vissuta, e che che non ci sia un obbiettivo da raggiungere, ma un sentiero da percorrere. Ma anche che il "vero" e il "bello" sono soggettivi, e che si arriva a conoscerli l'uno tramite la sola percezione sensoriale, e l'altro da un livello di empatia sufficientemente forte da farmi sentire a mio agio per aprire le porte del mio mondo. Non finirò mai di chiedermi chi sono, dove vado, cosa voglio e cosa ho. Di recente ho cercato la risposta nelle canzoni di James Blunt, in un documentario sull'accoppiamento delle scimmie, nelle pagine di un libro, provando un nuovo paio di labbra che non mi conoscevano. Non so quanto di vero ci sia in me e quanto di costruito, ma so che dalla somma di entrambe ottengo la mia personalità. Accarezzo ogni cicatrice che il passato mi ha lasciato, cosciente che rappresenta le pietre miliari della persona che sono diventato, provo a spiegarmi il senso della rabbia che mi si è annidata nel cuore mentre inseguo un amore che non ho mai incontrato, e continuo a ripetermi che non mi accontenterò mai, MAI, di quello che passa il convento. Anche se probabilmente aspetto qualcosa che non arriverà mai, o arriverà solo quando meno me l'aspetto. A quel punto mi chiederà chi sono, e io, di nuovo, proverò ad essere più che posso chiunque lui vorrà che io sia.

26/10/12

La felicità autosostenibile

Umore: 9+ 
Pensiero Fisso: Robe da informatici
Fonte di ispirazione: Windows Azure
Sto ascoltando: My Chemical Romance

Come avrete notato non scrivo più da tanto tempo. Credo di aver perso un po' l'ispirazione, e inoltre, non mi sto neanche impegnando. E poi se lo facessi forzatamente come ho fatto qualche volta, finirei non per scrivere, ma al limite commentare i fatti del giorno, e sinceramente, mi manca anche l'entusiasmo per far fatica a trovare i link sulle ultime news e renderli cliccabili.

Non so, di che parliamo? Facciamo un paio di considerazioni generali, così, al volo? Prendo la prima cosa che mi viene in mente?


Allora. Prima di tutto c'è da menzionare che questo è per me il periodo più sereno della mia vita, almeno da dieci anni a questa parte. E' come se fossi riuscito ad implementare nella mia quotidianità una sorta di programma di felicità autosostenibile. Requisiti minimi? Nessuno. Fondamentalmente mi ritrovo nella per me paradossale situazione nella quale, facendo le somme tra il dare e l'avere, tra l'impegno che ci metti nelle cose, e nei tuoi desideri, tra oneri e onori insomma, si viene a trovare un certo equilibrio che in fondo ti fa stare bene.

Ci viene spontaneo sognare di avere un loft nella città che ci piace di più, di essere pluripremiati per le proprie potenzialità, di lavorare facendo qualcosa che ci piace e ci entusiasma da morire. Ebbene, non succede. Perchè se a breve potrò permettermi un monolocale sarà anche tanto. Perchè per ricevere un "bravo" ogni tanto bisogna sudarselo. Perchè certe mattine piuttosto che alzarmi dal letto preferirei donare un organo. Viviamo nel mondo reale, dove se sei sessualmente disinibita come quelle di Sex and the City, non sei una preda appetibile, ma una semplice troietta.

Nonostante i tentativi di edulcorazione di una realtà  dove i brufoli si chiamano imperfezioni, i ciechi si chiamano €œnon vedenti€ e gli handicappati diversamente abili, nonostante tutto questo, nonostante cambiamo il modo di vedere la realtà , la realtà  non cambia.

Ah sì. Ho scritto una nuova frase di intestazione per questo blog*. Credo che attualmente sia l'unica cosa che ho il coraggio di cambiare.

* Everyone thinks of changing the world, but no one thinks of changing himself.

16/07/12

Iridescent

Umore: 9+ 
Pensiero Fisso: A volte, il karma
Fonte di ispirazione: Domenica cinestetica
Sto ascoltando: Linkin Park - Iridescent

Mi ricordo un anno fa. Stavo tornando dalle vacanze col mio ex, e stavamo litigando animatamente durante il viaggio. Ricordo che ero profondamente frustrato per la mia situazione lavorativa, e in generale per la mia vita che riusciva a darmi solo insoddisfazioni. Ricordo che ad ad un cento punto ho iniziato a cercare compulsivamente nelle tasche il cellulare, dopo le cuffie, e sembrava come se ascoltare "Iridescent" dei Linkin Park in quel momento, fosse più importante che respirare. Ricordo benissimo le loro parole. 

"Quando ti ritrovi nel risveglio della devastazione. Quando aspetti sul bordo dell’ignoto. E con il cataclisma che piove giù, piangendo dentro “salvami adesso”, ti senti lì assolutamente da solo. Ti senti freddo e perso nella disperazione? Rafforzi la speranza, ma il fallimento è tutto ciò che conosci? Ricorda tutta la tristezza e frustrazione, e lasciali andare".

Ora, diamo per assurdo scontata l’esistenza del karma. A volte mi chiedo veramente quale infimo soggetto potessi essere nella mia vita precedente, se la risposta dell’Universo alle mie azioni è stata farmi passare due anni della vita così orribili. Chissà, forse un giorno capirò che sono serviti a qualcosa. Al momento, però, non ci sono ancora arrivato.