Umore: 9+ Razionale // Iperconnesso
Pensiero Fisso: Arrivato alle mie conclusioni su molti punti di tormento
Fonte di ispirazione: Emanuele ;-)
Sto ascoltando: Linkin Park - Burn It Down
E va bene: sciogliamo ogni riserva e abbandoniamo ogni perplessità. Continuo a pormi domande per le quali conosco le risposte giuste da una vita, nonostante la coscienza che allo stato attuale delle cose sia solo io la causa dei miei problemi, nonchè e il mezzo per risolverli. Inizio seriamente a realizzare come nel mio mondo le cose siano esattamente come sembrano.
Partiamo dal principio dei mali: quello di essere tendente a vivere rapporti palesemente a scadenza, nonostante l’aspirazione all’immortalità dei
sentimenti, e nonostante la coscienza che quei primi segnali di "qualcosa che non
va" non possono essere trascurati troppo a lungo. E invece a volte fingevo di non
vederli; un po' come i tizi che vendono le rose ai semafori. Mi lasciavo trasportare passivamente in un tipo di rapporto che non mi apparteneva. Non è certo una soluzione
vincente.
Evidentemente mi sopravvalutavo, peccando di
presunzione e credendo che “le cose importanti” fossero altre, buttandomi a capofitto
in rapporti dove almeno uno dei
protagonisti ha insanabili problemi di testa. Lo si fa soprattutto per sè stessi in realtà,
come quando si va a servire la mensa ai poveri, unicamente per sfoggiare con la propria coscienza episodi degni del più caritatevole dei
francescani. Ci si dovrebbe sentire migliori poi, perché i problemi
degli altri appaiono sempre molto più risolvibili nei nostri (e già
questo, di per sé, è un grave problema, e non riconoscerlo, è forse un
problema ancora più grande).
Il divertimento comunque finisce molto presto e ci si ritrova calati in ruoli
che non ci appartengono; come stare rinchiusi in un incubo che ci si è creati da soli in pratica. Arriva poi la fase della “sindrome da principessa
coraggiosa”: quando le aspettative che hai nell'altra persona si tramutano in frustrazioni, colui che trovandosi sull’orlo del precipizio,
non solo si salva da solo (capendo che bastava davvero poco, in realtà) ma arriva ad una fase di estremo benessere e liberazione capendo di essere capace di essere artecifi del proprio destino, e maturando una conoscenza maggiore del proprio ego.
Ad ogni modo, i punti di progresso ai quali mi riferisco sono fondamentalmente tre:
Il primo è quello di aver smesso di fare lo speleologo nei locali per finocchi, e di aver riacquistato fiducia nella coppia e nel valore della condivisione, così come in quello degli obiettivi insieme raggiunti. Probabilmente, dal punto di vista chimico, la mia corteccia prefrontale non riusciva a rendermi abbastanza felice, e la
promiscuità mi ricompensava con l'afflusso necessario di dopamina. In sostanza il fenomeno che i
neurobiologi sono soliti a chiamare "Riflesso della sgualdrina".
Il secondo è quello di aver smesso definitivamente di andare dalla psicologa, e sinceramente
spero di non doverci tornare mai più in vita mia. Con me non funziona. Ho un approccio ai ragionamenti troppo scientifico, e non smetterò mai di dire che non considero assolutamente la psicologia una scienza.
Il terzo è quello di accettare definitivamente i miei limiti da essere umano, e quelli degli altri. Le persone sono tutt'altro che perfette. Nonostante tutto sono riuscito a lasciarmi definitivamente i miei problemi del passato alle spalle, perchè in fondo, ho scoperto di avere ancora tanta voglia di ascoltare, credere in ciò che mi viene detto, di
entrare pian piano nella vita delle persone e magari, chissà, lasciare un
segno.
Sapevo che prima o poi avrei scritto questo post. Erano forse mesi che mi preparavo a farlo, e infatti ne sono parecchio entusiasta. Giuro, giuro, che per un po' non parlerò più delle mie trasposizioni mentali sui rapporti interpersonali. Mi impegnerò a tenermi occupato mettendole in pratica. Promesso.
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